Il 2026 parte in salita per la logistica italiana

Il 2026 si aprirà con una serie di aumenti che, per chi lavora ogni giorno nel mondo della logistica e dell’autotrasporto, non passeranno inosservati. La Legge di Bilancio ha messo nero su bianco alcuni interventi che andranno a incidere sui costi operativi di tutta la filiera: dal carburante ai pedaggi autostradali, fino alle nuove imposte legate alle importazioni e agli adeguamenti salariali previsti dal CCNL.

Presi singolarmente possono sembrare aumenti contenuti. Il problema, come spesso accade nel nostro settore, è l’effetto cumulativo. Quando i chilometri percorsi sono migliaia al mese e i margini già ridotti, anche pochi centesimi fanno la differenza.

 

Accise sul gasolio: un aumento che pesa su chi è su strada

Dal 1° gennaio 2026 l’accisa sul gasolio aumenterà di 4,05 centesimi al litro, allineandosi a quella della benzina. Per l’autotrasporto il meccanismo di rimborso resta attivo, ma con limiti ben precisi. Ne beneficiano solo i veicoli industriali sopra le 7,5 tonnellate e con classe ambientale Euro V o superiore.

Questo significa che una parte rilevante del parco mezzi resta esclusa. Chi opera nella distribuzione regionale, urbana o nell’ultimo miglio continuerà a sostenere l’aumento per intero, senza alcuna compensazione.

 

Rimborsi selettivi e impatto sulla distribuzione locale

I dati sul parco circolante mostrano chiaramente che non tutti i veicoli utilizzati per il trasporto merci rientrano nei requisiti per la riduzione delle accise. Anche considerando un progressivo rinnovo dei mezzi, resta una fetta importante di camion e furgoni che non accede ai benefici.

Questa situazione penalizza soprattutto i servizi a corto raggio, dove i costi del carburante incidono in modo diretto sulla redditività. Una criticità che colpisce in particolare le aziende impegnate nella logistica urbana e nei servizi legati all’e-commerce.

 

L’imposta sui pacchi extra-UE e le conseguenze sull’e-commerce

Un altro elemento destinato a incidere è l’introduzione dell’imposta di 2 euro per ogni pacco importato da Paesi extra-UE con valore inferiore ai 150 euro. Formalmente il costo ricade sugli importatori, ma nella pratica il rischio è che venga redistribuito lungo tutta la filiera.

Per la logistica questo significa due cose. Da un lato, l’aumento dei costi di gestione e l’adeguamento dei sistemi informatici e delle procedure. Dall’altro, la possibilità che il commercio cerchi di recuperare l’imposta comprimendo le tariffe di trasporto, in un settore che già lavora con margini molto ridotti.

 

Volumi, flussi e organizzazione: cosa può cambiare davvero

L’aumento dei costi sulle importazioni potrebbe portare a una riduzione dei consumi di alcune categorie di prodotti, con un impatto diretto sui volumi da movimentare. Meno merce significa meno viaggi, meno stoccaggio e maggiore competizione tra operatori.

 

Inoltre, le nuove imposte potrebbero spingere verso una riorganizzazione dei flussi a livello europeo, con il passaggio da spedizioni dirette a modelli basati su grandi hub e magazzini doganali. Non è detto che questi hub saranno in Italia, e questo apre interrogativi importanti per il futuro della logistica nazionale.

 

Pedaggi autostradali: piccoli aumenti, grandi numeri

Dal 2026 la maggior parte dei pedaggi autostradali aumenterà in media dell’1,5%. Sulla carta sembra una variazione minima, quasi trascurabile. Nella realtà di chi macina chilometri ogni giorno, quell’aumento si trasforma rapidamente in una voce di costo che pesa, soprattutto a fine mese.

Ogni tratta, ogni viaggio, ogni rientro in deposito somma qualche euro in più. E quando i mezzi sono in strada tutto l’anno, il conto arriva puntuale. I rimborsi esistono, ma non sono automatici e non valgono per tutti: dipendono dal tipo di veicolo, dalla classe ambientale, dai chilometri percorsi e dalle risorse stanziate. Per molte aziende, alla fine dei conti, l’aumento resta quasi tutto sulle proprie spalle.

 

Aumento dei salari e nuovo equilibrio economico

Il rinnovo del CCNL Trasporto e Logistica porterà a un aumento delle retribuzioni. È un segnale importante, soprattutto in un settore dove trovare autisti è sempre più difficile e il lavoro richiede competenze, responsabilità e sacrifici. Dare valore alle persone è necessario e non più rimandabile.

Per le imprese di trasporto, però, questo significa affrontare un aumento dei costi fissi. Il problema nasce quando le tariffe non crescono allo stesso passo. Se il costo del lavoro si somma agli aumenti di carburante, pedaggi e imposte, il rischio è di trovarsi a lavorare di più con margini sempre più stretti.

 

Uno scenario complesso che richiede scelte consapevoli

Il 2026 non si preannuncia come un anno semplice per chi opera nella logistica e nel trasporto su strada. I costi aumentano su più fronti e il quadro complessivo diventa meno prevedibile, soprattutto per le realtà più piccole e per chi lavora su tratte brevi o molto competitive.

In questo scenario, non basta continuare a fare quello che si è sempre fatto. Diventa fondamentale tenere sotto controllo i numeri, organizzare meglio mezzi e percorsi e capire in anticipo dove stanno andando i costi. Per chi è ogni giorno al volante e per chi gestisce l’operatività, avere chiaro cosa cambia è il primo passo per affrontare il futuro con maggiore lucidità.